Archivio per marzo 2013

COMITATO SCIENTIFICO A.N.P.I.

18 marzo 2013

 

1)   Dott. Giuseppe STEA (Coordinatore)

2)   Prof. Alfredo ANZOINO

3)   Dott. Gaetano DE MONTE

4)   Sig. Giovanni GUARINO

5)   Dott. Antonio LABALESTRA

6)   Prof. Gianluca LOVREGLIO

7)   Prof. Roberto NISTRI

8)   Prof. Nino PALMA

9)   Sig. Emanuele PALMISANO

10)  Dott. Salvatore ROMEO

11)   Prof. Antonio SCIALPI

12)   Dott. Aldo SIMONETTI

13)   Prof. Francesco TERZULLI

 

8 marzo 2013- ARCI TALSANO TARANTO

9 marzo 2013

 

Lotte, sofferenze e partecipazione delle partigiane alla liberazione d’Italia

Sintesi intervento di Giovanni Battafarano Presidente ANPI Taranto

Occorre correggere la vulgata tradizionale della Resistenza, che ha sempre esaltato la figura del partigiano combattente, sottovalutando il contributo di altri protagonisti, come il mondo femminile. L’incontro delle donne italiane con la Resistenza è preceduto dal contatto con la guerra, che ben presto smentisce le facili promesse della propaganda fascista e porta il suo carico di morte e sofferenze. Già a partire del 1941, cominciano a manifestarsi movimenti di protesta contro la guerra, nei quali sempre più spesso risalta il ruolo delle donne. Ad esempio, il 23 agosto 1942, a Monteleone in Puglia, 90 persone vengono arrestate per protesta contro la guerra, la maggior parte delle quali sono donne, le quali sono protagoniste altresì nelle Quattro Giornate di Napoli. Si può dire che le donne portano nella Resistenza il rifiuto della guerra: se l’uomo fascista è forgiato per la guerra e vive nella guerra,  Resistenza significa anzitutto rifiuto della guerra, cioè della morte, dei corpi straziati, del sangue versato. Si manifesta un Antifascismo primigenio, che è anzitutto esistenziale e solo in seguito diventerà politico e ideologico. Quando la Repubblica Sociale Italiana vede il fallimento dei suoi bandi di reclutamento tra i giovani, spesso reagisce incarcerando le madri, per costringere i figli a piegarsi. Ma, a Montefiorino, i figli prendono le armi per liberare le madri.

Alla Resistenza, hanno preso parte donne di varia condizione sociale: operaie, mezzadre, impiegate, diplomate, studentesse. Sono state staffette partigiane, percorrendo centinaia di chilometri e correndo gravi rischi di violenza, di stupro, di morte. Ricordiamo per tutte, Irma Bandiera. Tante donne hanno combattuto nelle brigate partigiane, contribuendo a vincere antichi pregiudizi maschilisti. Tante donne hanno collaborato al salvataggio di ebrei, antifascisti, renitenti alla leva. Tante si sono impegnate a procurare viveri, medicinali, vestiario. I Gruppi per la Difesa della Donna raggiunsero al culmine della Resistenza il numero di 70 mila aderenti.  In provincia di Taranto ricordiamo la figura di Adele Ficarelli, staffetta partigiana, poi dirigente politico della sinistra e consigliere provinciale.

   Grazie anche a questo prezioso contributo alla Resistenza, le donne sono diventate protagoniste della vita democratica all’indomani della Liberazione. Il pensiero femminile si riscontra evidente in vari articoli della Costituzione repubblicana. In particolare, il terzo “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”; e l’undicesimo “ L’Italia ripudia la guerra …”.

    Ricordare il sacrificio di tante donne nella Resistenza è quanto mai attuale oggi che capita di ascoltare improvvidi tentativi di rivalutare un inesistente “fascismo buono”.