Archivio per maggio 2015

TARANTO PIAZZA DELLA VITTORIA 25 APRILE 2015

12 maggio 2015

Intervento ufficiale di Giovanni Battafarano Presidente ANPI Taranto

“Nella Resistenza, le radici della libertà e della democrazia”

Autorità, Signore e Signori,

   “la lotta di Liberazione fu un movimento collettivo, somma di tante scelte individuali di donne e uomini comuni che si impegnarono per affermare i principi di libertà e indipendenza a fronte di sofferenze e, spesso, fino al sacrificio personale… la loro memoria è degna di essere trasmessa alle nuove generazioni, insieme ai valori e ai principi della Carta Costituzionale”. Così una Risoluzione approvata a larghissima maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 17 marzo.

Accanto alle forze alleate, che avevano risalito la penisola negli ultimi venti mesi, le brigate partigiane avevano combattuto con valore e inferto gravi colpi al regime fascista e all’occupante nazista. Il 25 aprile fu il giorno dell’insurrezione generale, che concludeva cinque anni di guerra e di inaudite sofferenze. Da tempo le basi del regime fascista si erano sgretolate. I facili entusiasmi che a Piazza Venezia il 10 giugno 1940 avevano salutato l’entrata in guerra dell’Italia erano stati ben presto sostituiti dal disincanto, dalle sconfitte militari, dai bombardamenti , dalle gravi ristrettezze economiche. Tra il 1943 e il 1944, caso unico in Europa,  scioperi imponenti si svolgono nelle città industriali del Nord. Il regime perde consensi tra gli operai e i ceti popolari. Anche a Taranto, dove pure l’adesione al regime era alta, si manifestò una forte avversione antifascista specie tra gli operai  dell’Arsenale e dei Cantieri navali. Il protagonismo dei lavoratori in sciopero si saldò naturalmente con l’azione delle brigate partigiane.

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Aggiornamento Tesseramento 30 aprile 2015

6 maggio 2015

aggiornamento tessere:al 30 aprile 2015
91 Taranto
85 Massafra
07 Montemesola
07 Statte

per un totale di 190 tesse + 3 ad Honorem

Emanuele Basile, 35 anni dopo

5 maggio 2015

La notte tra sabato 3 e domenica 4 maggio 1980, 35 anni fa, a Monreale, cadeva il giovane ufficiale dei carabinieri, il tarantino Emanuele Basile, 30 anni, sotto i colpi di alcuni killer. Nel momento in cui riceveva quei 7 colpi di pistola, portava in braccio sua figlia Barbara di 4 anni. Cadde con lei, in un ultimo, estremo abbraccio; bagnando col sangue la bambina rimasta lì, tra le sue braccia, illesa. Coraggioso ufficiale, amato e stimato, stava indagando all’epoca sull’attività di una cosca mafiosa, quella cosiddetta di Altofonte. Era giunto a Palermo il 3 gennaio del 1977 ed aveva preso servizio al nucleo investigativo dal tenente colonnello Giuseppe Russo, anch’egli ucciso in un agguato mafioso, nell’agosto di quello stesso anno. 35 anni dopo, viviamo ancora in una triste realtà. L’ufficiale Basile, come tanti altri, certamente non pensava di passare alla storia come eroe, come “martire civile”, ma pensava di fare seriamente, “solamente” il suo mestiere.

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I rapporti di lavoro tra contratti di diverso livello

4 maggio 2015

di Giovanni Battafarano

Considero una scelta felice di Laboratorio Lavoro aver scelto come tema “Il lavoro tra persona e capitale”. Il tema della persona che lavora è molto fecondo e tale da costituire un punto di congiunzione delle elaborazioni  della cultura cattolica- Si pensi alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI- e della cultura di sinistra, si pensi a Bruno Trentin e a Mario Tronti. Abbiamo alle  spalle un trentennio di teoria e prassi neoliberista, in cui il valore della persona che lavora è  stato abbastanza sacrificato sull’altare di una finanza sempre più aggressiva e spregiudicata e in cui i dislivelli sociali sono paurosamente aumentati. Tony Judt, nel suo “Guasto è il mondo”, ricorda che nel 1968 l’Amministratore delegato della General Motors guadagnava 66 volte più del suo dipendente medio; oggi l’Amministratore delegato della Walmart  guadagna novecento volte in più del suo dipendente medio. Thomas Piketty, nel suo fortunato “Il capitalismo nel XXI secolo”, analizza scientificamente l’accumulo  dei grandi patrimoni  e l’impoverimento dei ceti popolari e  medi, tendenza che indebolisce le basi sociali della democrazia. Valorizzare il lavoro tra  persona e capitale significa ripristinare un circuito virtuoso, tanto più necessario se si vogliono cogliere i primi sintomi di ripresa ed uscire dalla crisi. Continua a leggere: I rapporti di lavoro tra contratti di diverso livello