Archivio per novembre 2012

Gruppo Anpi Taranto giornata tessaramento 2003

18 novembre 2012

 

Recensione dell’on. Battafarano: Emilio Gentile “ E fu subito regime- Il fascismo e la Marcia su Roma”

18 novembre 2012

Negli ultimi trent’anni, il dibattito sul fascismo in Italia ha dovuto misurarsi con le tesi revisioniste e negazioniste tendenti a presentare la dittatura mussoliniana come fascismo buono, regime mite, a cospetto del feroce totalitarismo nazista o, sul versante opposto, stalinista.

   La fortuna delle interpretazioni revisioniste o negazioniste si è accompagnata  con la diffusione di movimenti neofascisti, da Forza Nuova a Fiamma Tricolore a Casa Pound, che ancora ai giorni nostri si manifestano in vario modo , senza adeguata reazione delle Istituzioni e della politica democratica.

   Lasciando da parte l’attualità e tornando alle interpretazioni storiografiche, è da segnalare la pubblicazione, in contemporanea con i novant’anni della Marcia su Roma, del volume di Emilio Gentile “ E fu subito regime- Il fascismo e la Marcia su Roma” ( Laterza Editori). Emilio Gentile, uno degli storici più accreditati del fascismo, allievo di Renzo De Felice, arriva a conclusioni assolutamente alternative a quelle del suo maestro e delle tesi revisioniste. Il libro mette in rilievo, con assoluta chiarezza, il ruolo giocato dal partito armato, lo squadrismo fascista, nei due anni precedenti la Marcia su Roma. Anche quando il pericolo bolscevico è definitivamente annientato, le violenze squadriste continuano senza sosta  in termini di uccisione di avversari politici comunisti, socialisti, popolari, democratici; distruzione di sedi di partito e di giornale avversari, camere del lavoro e case del popolo; intimidazioni e soprusi vari. Inoltre, nei mesi successivi  le milizie fasciste non esitano ad occupare prefetture  e questure, financo intere città ( Bologna, Ferrara, Cremona ). La sfida fascista è alla sinistra e alle forze democratiche, ma anche allo Stato liberale costituzionale, considerato imbelle. Il fascismo non vuole cambiare governo, vuole farsi  Stato: Mussolini considera irrevocabile l’ascesa del fascismo al potere. Perciò fu subito regime. Anche dopo la formazione del Governo Mussolini, continuarono le violenze squadriste. Ricordiamo i tremila morti per mano fascista, ricordiamo l’eccidio di undici militanti di sinistra a Torino nel dicembre 1922, nel silenzio e nell’inerzia delle autorità locali e nazionali.

   Il partito armato, che ha combattuto lo Stato costituzionale, dopo la Marcia su Roma, diventa parte organica dello Stato con la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale; tutte le figure istituzionali ( Ministro, Prefetto, Questore) vengono controllate da figure parallele del partito fascista, divenute parte integrante dello Stato. Gentile mette in rilievo che, nella fase precedente la Marcia su Roma, il protagonismo aggressivo del partito armato, guidato dal segretario Michele Bianchi, finì spesso con il prevalere sulle manovre politiche dello stesso Mussolini e favorì  l’operazione volta – come si disse allora – a “catturare l’attimo fuggente”, cioè quel momento irripetibile in cui il fascismo poteva o arrivare al potere o essere fermato dalla forza dello Stato. L’attimo fuggente fu catturato per il rifiuto del re di firmare lo stato d’assedio, per il comportamento imbelle della vecchia classe dirigente liberale ( Facta, Giolitti, Bonomi, Salandra ), per il sostegno al fascismo della borghesia industriale e agraria, per la complicità di vasti settori della burocrazia, delle Forze armate e dei corpi di polizia; per l’incredibile sottovalutazione delle forze antifasciste ( socialisti, comunisti, popolari, repubblicani).

   Serve molto capire bene che cosa successe in Italia novant’anni fa e far tesoro degli errori commessi dalle forze democratiche di allora, anche per evitare che, sia pure in forma diversa, possano ripetersi oggi.

                           Giovanni Battafarano

ADELE FICARELLI: da staffetta partigiana a dirigente politica.

16 novembre 2012

 

   A tre anni dalla morte, l’ ANPI di Taranto ha voluto ricordare Adele Ficarelli, giovane staffetta partigiana in Emilia, poi dirigente politico e consigliere provinciale a Taranto, attraverso le parole di Giovanni Battafarano, Adriana Murri, Pino Stea, Emanuele Palmisano.

   Grande è stato il contributo delle donne alla Resistenza. Le staffette partigiane portavano informazioni, viveri, indumenti; si muovevano in bicicletta o a piedi, rischiavano la vita, come a tante di loro è accaduto. Tra le staffette partigiane operarono donne che furono poi protagoniste della Repubblica. Ricordiamo per tutte Tina Anselmi, cattolica, Ministro del Lavoro e della Sanità, Presidente della Commissione sulla P2; Nilde Iotti, comunista, Presidente della Camera dal 1979 al 1992. Adele ha fatto parte di questa straordinaria leva di donne protagoniste della Resistenza e fondatrici della Repubblica.

   Nata a Carpi, orfana di padre in tenera età, cominciò a lavorare subito dopo le elementari; staffetta partigiana tra Modena e Carpi; dopo la Liberazione, entrò come operaia nelle Fonderie Riunite e divenne rappresentante sindacale. Dopo i tragici fatti del 9 gennaio 1950, quando sei operai persero la vita per mano della polizia, Adele fu licenziata. Entrata nell’ organizzazione giovanile comunista, successivamente venne a Taranto per una campagna elettorale. Conosciuto Pino Pichierri, che divenne suo marito, Adele scelse Taranto come la sua seconda città e qui svolse un’ intensa attività politica come dirigente di partito, consigliere provinciale, ma anche come responsabile del Tribunale dei Diritti del malato.

   Noi l’ abbiamo conosciuta così : generosa, instancabile, dotata di  senso politico e di grande capacità organizzativa. Nel ricordare una figura come Adele Ficarelli, non ci limitiamo a rivolgere lo sguardo al passato, ma ragioniamo sul modo migliore per rispondere alla crisi della politica. La buona politica ha bisogno di uno sguardo lungo, di ricongiungersi alle sue radici, alla Resistenza, alla Costituzione, alla Repubblica. In quella straordinaria stagione, l’ Italia non solo riconquistò la libertà e  la dignità nazionale, ma costruì la politica come agire collettivo, come partecipazione popolare, come protagonismo delle donne, come capacità di guardare al proprio territorio come al mondo intero.

   Di fronte alla crescita della cattiva politica o dell’ antipolitica, tornare alle radici della democrazia è un’operazione doverosa e salutare.

                       Il Comitato provinciale ANPI Taranto

L’ANPI Taranto in visita al Senato

15 novembre 2012
Dopo la visita alla Camera dei Deputati dell’anno scorso, l’11 settembre una delegazione dell’ANPI di Taranto ha visitato il Senato della Repubblica. Ha ammirato i quadri, gli affreschi, le statue della Sala Maccari, del Salone Garibaldi, della Sala Mazzini ; si è soffermata nell’Aula di Palazzo Madama per approfondire le procedure dei lavori parlamentari; ha incontrato il Vicepresidente vicario del Senato, Vannino Chiti, il quale ha illustrato i principali temi sui quali oggi il Senato è impegnato, a partire dalla riforma elettorale.
Lo scorso 29 settembre,poi, l’ANPI Taranto ha organizzato nel Liceo Aristosseno un incontro degli studenti con Valentina Supino, autrice ,insieme con la madre Camilla Benaim e la nonna Elisa Rosselli, del libro “ Memorie di guerra e di persecuzione-Tre generazioni a confronto-Firenze 1943-44”, che racconta la persecuzione degli ebrei a causa delle leggi razziali e dell’occupazione nazista. Gli studenti hanno partecipato con viva attenzione alla conversazione con Valentina Supino, approfondendo temi cruciali come la dittatura, la guerra, l’antisemitismo, l’intolleranza nei confronti delle minoranze.
C’è un filo rosso tra l’incontro con Valentina e la visita al Senato: il primo rievoca un’epoca di mancanza di libertà, di oppressione, di violenza, di guerra e di morte; la seconda rammenta il valore delle Istituzioni democratiche, riconquistate con la Resistenza e la Guerra di Liberazione. Anche nei momenti di crisi della politica, come l’attuale, non si può dimenticare il valore della democrazia repubblicana, e semmai accrescere l’impegno per la buona politica, per la legalità, per la coesione sociale e nazionale.
Giovanni Battafarano Presidente ANPI Taranto

Incontro con Valentina Supino Sabato 29 settembre 2012

15 novembre 2012

Liceo Aristosseno Taranto

Valentina Supino, insieme con la madre Camilla Benaim e con la nonna Elisa Rosselli, è autrice del libro “ Memorie di guerra e di persecuzione- Tre generazioni a confronto ( Firenze 1943-1944)”. Si tratta di un diario sugli ultimi due mesi di occupazione nazista a Firenze, della cronaca di una salvifica fuga in Svizzera  e uno scritto autobiografico sui ricordi di infanzia di una bambina.

   Il libro rievoca vicende dolorose della nostra storia: la dittatura fascista, la guerra con i suoi lutti e le rovine, l’occupazione nazista, la fame, la borsanera e, anzitutto, la persecuzione cieca e bestiale nei confronti degli ebrei: dalle leggi razziali alle deportazioni nei campi di concentramento, dai quali la stragrande maggioranza non fece più ritorno. Naturalmente, dal libro emergono anche coloro che si opponevano al fascismo e all’occupante tedesco: i partigiani, il ricostituito esercito italiano, gli alleati angloamericani. Attraverso la Resistenza, il popolo italiano riconquistò l’onore nazionale e, successivamente, la libertà, la Repubblica, la Costituzione democratica.

   L’antisemitismo, che fu un tratto così tragico di quella stagione, è venuto meno con la fine della seconda guerra mondiale o non continua ad essere terribilmente presente, in forme diverse, anche al tempo d’oggi? L’incontro di sabato ci permetterà di approfondire questo aspetto. Giovanni Guarino, talentuoso operatore culturale tarantino, poi, si soffermerà sulla presenza storica degli ebrei a Taranto. Conoscere e comprendere le vicende drammatiche del passato aiuta molto a costruire un mondo libero dalla guerra e da ogni forma di intolleranza politica religiosa, etnica.

  Taranto, settembre 2012 on. Giovanni Battafarano Presidente ANPI Taranto

1° INCONTRO ORGANIZZATO DALL’A.N.P.I. DI TARANTO CON GLI STUDENTI

15 novembre 2012




PRESSO IL LICEO LINGUISTICO  “ARISTOSSENO”

TARANTO  29/09/2012

ORE 10.00 – 12.30


 La mia infanzia è stata molto diversa dalla vostra. Sono nata durante la dittatura fascista. Allora non c’era  libertà di parola, non si poteva dire e scrivere quello che si pensava ma tutto era vagliato dalla censura e, per una parola o un gesto, che poteva essere interpretato come ostile al Regime, si poteva essere arrestati o inviati al confino. Il confino era un luogo lontano, spesso un’isola, come Lipari o Ponza, allora poco frequentate, dove si viveva isolati e continuamente sorvegliati. Molti antifascisti finirono lì fra cui Carlo Levi, pittore e scrittore che scrisse un bellissimo libro sulla sua permanenza in Lucania “Cristo si è fermato a Eboli” da cui Francesco Rosi ha tratto un film. Anche i cugini di mia madre, Carlo e Nello Rosselli, furono prima esiliati l’uno a Lipari, l’altro a Ustica, poi i due fratelli furono assassinati in Francia su ordine di Mussolini nel giugno del 1937.

Nel 1938 Mussolini promulgò le “Leggi razziali” che proibivano agli ebrei di avere impieghi pubblici, di esercitare certi mestieri, li privavano dei loro beni e limitavono i loro spostamenti. Mio padre, che insegnava all’Università di Bologna, perse il posto e si trovò in gravi difficoltà, dovette insegnare in un istituto privato e non poté più pubblicare libri o articoli. Ricordo che la mamma, per sbarcare il lunario, vendeva la biancheria e le poche cose d’argento che ci rimanevano. Non avevamo niente e, per comprarmi un paio di scarpe, visto che crescevo, lei dovette vendere la catenina d’oro che portava sempre al collo.

Poi le cose peggiorarono ancora. Dopo l’8 settembre 1943, i Tedeschi occuparono l’Italia;   imponevano le loro leggi, del tutto arbitrarie, saccheggiavano e rubavano e la popolazione  pativa la fame. Inoltre, fucilavano sui due piedi tutti coloro che pensavano gli fossero ostili. Poi c’erano le rappresaglie, cioè se veniva ucciso un tedesco, loro prendevano 10, 100 civili innocenti e li massacravano: fu così nel marzo 1944. Ci fu un attentato perpetrato dai partigiani a Roma in via Rasella nel quale perirono 33 soldati tedeschi. Il giorno dopo, 335 persone vennero prese e uccise alle Fosse Ardeatine e, se visitate a Roma il museo, vedete che ci sono donne e bambini; io fui particolarmente colpita dal nome di un vecchio e di un bambino, nonno e nipotino che passeggiavano insieme e che ebbero la sfortuna di cadere in una retata. Ma ci furono molte altre stragi: nel giugno 44 furono uccise a Civitella, un paesino nella provincia di Arezzo, 244 persone e il 12 agosto 1944, in seguito a uno scontro con i partigiani, 560 persone, donne, vecchi e bambini vennero trucidati in Versilia a Sant’Anna di Stazzema. Anche a Matera, ci fu una strage nazista. Fu compiuta durante l’insurrezione della città avvenuta il 21 settembre 1943 e persero la vita 24 persone di cui 16 cittadini materani. Matera fu la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro il nazifascismo.

A Firenze, dove noi ci eravamo rifugiati subivamo i bombardamenti degli Alleati che volevano colpire i Tedeschi, ma troppo spesso colpivano dei civili innocenti. Bastava uscire per strada per vedere della gente morire e quando tornavo a casa la sera, dopo essere stata a giocare ai giardini pubblici, non sapevo mai se l’indomani i miei compagni di giochi sarebbero stati ancora vivi.

 Noi ci eravamo nascosti in casa di amici sotto falso nome: appunto Serpino ed ecco perchè ho intitolato il mio libro “Il nome delle Serpi”. Eravamo nascosti per una doppia ragione perchè mio padre faceva parte della Resistenza, cioè non accettava che il suo paese fosse al servizio di un regime totalitario e ingiusto e militava per la giustizia e la libertà e anche per le nostre origini ebraiche (i tedeschi odiavano gli ebrei e non si limitavano a escluderli come in Italia, ma volevano distruggerli tutti e li mandavano nei campi di concentramento in Germania o in Polonia dove venivano messi in delle camere a gas e eliminati così) Però a loro non glielo dicevano, li spogliavano, li rinchiudevano nudi in uno stanzone facendogli credere che facevano una doccia, ma invece di acqua dalla bocchetta usciva un gas mortale.

Mio padre, nel 1947, faceva parte di una delegazione italiana invitata in Polonia e fu condotto ad Auschwitz. Ed ecco la sua descrizione:

“Sono entrato passando sotto un arco di frasche e ho proseguito  per un viale fiancheggiato da una siepe di sempreverdi. Il viale era coperto da una ghiaia strana, molto minuta di colore bianco-marmo. Mi chinai per raccattarla perché mi pareva improbabile che in una pianura così piatta si potesse trovare del marmo. Ma erano ossa, frammenti minuti di ossa umane. Sono entrato nel recinto interno, ho visto i forni crematori, le camere a gas, i dormitori. E poi ho visto i magazzini. In una stanza imbiancata a calce vi erano ammonticchiate molte balle chiuse da lenzuoli bianchi. E dai fori dei lenzuoli, tra le cuciture di essi uscivano qua e là dei capelli; capelli bianchi e castani e neri di bimbi e di donne uccisi. I capelli bianchi non sono pregiati. E ho visto ad Auschwitz un’altra stanza ugualmente candida una stanza piena di giocattoli, i giocattoli con i quali i bimbi erano entrati nelle camere a gas.

Durante questo periodo di occupazione tedesca di Firenze, la mia mamma, che aveva circa 40 anni, ha tenuto un diario nel quale faceva un resoconto della nostra vita quotidiana; la mia nonna, che all’epoca aveva circa 70 anni, riuscì a passare in Svizzera e ha raccontato la sua avventura in poche pagine.

Io avevo solo 7 anni ma quegli avvenimenti mi sono rimasti così impressi che, da adulta, ho voluto rievocarli in un libro per far conoscere la particolarità di quello che avevo vissuto. Avevo anche un altro scopo e cioè volevo metter in evidenza il divario che esiste fra il vissuto di un adulto e quello di un bambino. Le situazioni sono viste con un occhio diverso e le sofferenze non sono le stesse:  ciò che sembra tragico ad un adulto può lasciare indifferente un bambino e viceversa.

Infine vorrei dirvi che quei tempi non si sono evoluti: certo le discriminazioni contro gli ebrei non ci sono più, ma purtroppo ce ne sono altre e bisogna che voi ragazzi siate vigili; bisogna sempre opporsi all’ingiustizia, alle discriminazioni, lottare per mantenere libertà e dignità sia per noi stessi che per il nostro prossimo perché perseguitando colui che ci appare diverso, umiliamo noi stessi e perdiamo la nostra parte di umanità.

Valentina Supino

Domenica 18 novembre giornata tesseramento ANPI

13 novembre 2012

18 novembre: giornata nazionale Tesseramento Anpi

Domenica 18 novembre, dalle 10 alle 12, in Piazza della Vittoria, terremo una manifestazione per avviare il tesseramento Anpi 2013 e la conoscenza della nostra rivista Patria Indipendente. Nell’attesa di vederci,

Cordiali saluti.
on. Giovanni Battafarano Presidente ANPI Taranto
Taranto 12 novembre 2012
Aderisci anche tu all’Anpi, dai forza all’antifascismo e alla democrazia!
L’Anpi, custode della vicenda storica attraverso la quale l’Italia è riuscita con la Resistenza a sconfiggere il totalitarismo, è ora la casa di tutti gli antifascisti appassionatamente impegnati per la difesa e la piena attuazione della nostra Carta Costituzionale, insostituibile dettato di diritti e democrazia.
Conta ormai oltre 100.000 iscritti ed è presente in tutte le 110 province d’Italia.
“Mi iscrivo all’Anpi perchè la Resistenza non sia solo memoria del passato,ma esercizio del presente” DACIA MARAINI