Archivio per novembre 2014

Bando di concorso premio di studio Osvaldo Simonetti

19 novembre 2014

In memoria di Osvaldo Simonetti, a testimonianza del suo valore umano, politico e culturale, l’A.N.P.I di Taranto bandisce un concorso per l’assegnazione di un premio di studio, indirizzato agli studenti universitari e delle scuole medie superiori.

Osvaldo Simonetti, combattente partigiano, è stato il Presidente dell’ANPI di Taranto per molti anni, nonché apprezzato docente.

In modo particolare ha dedicato tempo e risorse per la crescita della conoscenza, soprattutto tra i giovani, della storia italiana legata alla Resistenza ed alla Liberazione.

L’ANPI di Taranto ha inteso onorare la memoria di Osvaldo Simonetti promuovendo l’istituzione di un apposito “Fondo” a lui dedicato presso l’Archivio Storico del Comune di Taranto. “Fondo” che contiene documenti e libri sull’Antifascismo a Taranto dal 1922 al 1946.

L’ANPI di Taranto promuovendo un premio che favorisca la conoscenza delle vicende e dei protagonisti dell’ Antifascismo nella provincia di Taranto, vuol contribuire al rafforzamento delle istituzioni democratiche e repubblicane del nostro Paese.

Qui è possibile scaricare il bando completo in PDF

Sul Jobs Act

18 novembre 2014

Considero l’Accordo sul Jobs Act un buon passo in avanti. Si prevede la reintegra anche in caso di licenziamento illegittimo per motivi disciplinari; si stanziano risorse aggiuntive per gli ammortizzatori sociali; si definisce l’elenco dei contratti precarizzanti da sfoltire; si stabilisce che i controlli a distanza riguardano gli impianti, non i lavoratori; si chiarisce che l’eventuale demansionamento deve salvaguardare il livello retributivo del lavoratore; si ribadisce che i voucher  devono riguardare attività limitate, senza entrare in concorrenza con il contratto stabile.

Qualcuno può legittimamente sostenere che non basta; che il Governo avrebbe fatto meglio a non toccare l’art. 18. Personalmente sono d’accordo con queste affermazioni. Tuttavia, nel momento in cui il Governo ha presentato il Jobs Act in Parlamento, che cosa bisognava fare: tentare di migliorare il testo e ridurre il danno o limitarsi a denunziare a voce alta la manomissione, per non sporcarsi le mani e salvare la purezza dell’anima?

Per il resto, ciascuno fa il suo mestiere. La CGIL  ha il diritto di indire lo sciopero del 5 dicembre, al quale bisogna guardare con rispetto, evitando i toni di sufficienza usati da taluni (pochi per la verità) esponenti del PD.  In Parlamento si lavora per migliorare i testi. Che le modifiche non siano secondarie, è testimoniato dalla reazione di contrarietà dell’NCD, poi in parte rientrata. Naturalmente, occorrerà verificare i decreti delegati e, ancor di più, promuovere una ripresa dell’economia, che ancora non si vede. Su questo aspetto, occorre che il Governo e l’Unione europea realmente “cambino verso”.

 Giovanni Battafarano  Segretario Generale Associazione Lavoro&Welfare

Il lavoro italiano nella letteratura tedesca

13 novembre 2014

Scrittori contro

13 novembre 2014

Un articolo di Lucio Villari

13 novembre 2014

Su “la Repubblica” del 10 novembre 2014, il grande storico Lucio Villari ha dato molto rilievo all’enciclica del 1921, nella quale Benedetto XV riabilitava il poema dantesco, accogliendo il rifiuto del poeta rispetto ai tanti poteri fraudolenti della Chiesa, temporale e non. Nello stesso articolo il Villari elogiava un pontefice di grande intelligenza politica: aveva denunciato la “inutile strage” della Prima guerra mondiale. Purtroppo Giovanni Della Chiesa, il Papa crucco, come lo chiamavano i francesi, fermo sostenitore degli imperi centrali, aveva ridotto la corte papalina ad un quartier generale di spioni germanici come come il Barone Stockhammern, che poteva entrare anche di notte nei corridoi vaticani e la superspia Rudolf Gerlach, il suo cameriere segreto. Ambedue potevano trasportare documenti riservati, usando la valigia diplomatica, immuni da qualunque tipo di controllo. Fra le molte imprese di questi due personaggi, vanno ricordati i due grandi sabotaggi, della “Benedetto Brin “a Brindisi (oltre quattrocento vittime) e della Leonardo da Vinci a Taranto (un numero incalcolabile). “la inutile strage”  e il dovizioso foraggiamento germanico alle casse vaticane durante tutta la guerra attraverso le banche svizzere. Speriamo di non risentire ancora la vecchia canzone del crucco pacifista.

Su questi temi, nel sito dell’Anpi Taranto, nel nostro testo “Taranto durante la grande guerra”, abbiamo sufficientemente argomentato.
Roberto Nistri, 10 novembre 2014.

Taranto nella grande guerra

4 novembre 2014

di Roberto Nistri

1. Sul palcoscenico della Grande Storia

 

Taranto assisteva, arrendevole e compiaciuta, alla progressiva militarizzazione della sua economia e del suo territorio, come ha scritto Matteo Pizzigallo. La macroscopica presenza dell’insediamento industriale continuava a modificare le coste, le altimetrie del suolo, fagocitando al suo interno masserie, chiese e ville signorili, condizionando il disegno della città e le direttrici della sua impetuosa crescita. Taranto subiva una espansione demografica tra le più imponenti d’Italia, con flussi provenienti dalle aree rurali e importazioni di manodopera specializzata (cfr. (Giuliano Lapesa, Taranto dall’Unità al 1940). La struttura industriale della città veniva ad essere cospicuamente amplificata, nel periodo immediatamente precedente l’entrata in guerra, dalla installazione dei Cantieri Navali “Franco Tosi”,  sulla spiaggia a nord del Mar Piccolo:  una società di Legnano con  strutture di ben altro rilievo rispetto ai modesti  cantieri Frontini  (1903 – 1906) e   Salerni (1906 – 1915).  I tempi erano acceleratissimi: mentre il cantiere si stava ancora approntando,  venivano già stipulati i contratti per le prime ordinazioni della Marina italiana. Si trattava di due sommergibili da 277 tonn. e dieci dragamine da 200 tonn. Nel 1915 veniva completato il primo sommergibile. Continua a leggere: Taranto nella grande guerra

Guasto è il mondo di Tony Yudt

4 novembre 2014

 

Recensione di Giovanni Battafarano

Se coloro che, a vario titolo e vario livello, si occupano di politica leggeranno il libro di Tony Judt e, naturalmente, cercheranno di tenerne conto nell’attività pratica, la politica, oggi in grav

e deficit di crediblità, potrà cominciare una lenta risalita.
Il titolo del libro ( Editori Laterza, 2010) prende spunto dai versi dello scrittore irlandese settecentesco Oliver Goldsmith : ” Guasto è il mondo, preda di mali che si susseguono, dove la ricchezza si accumula e gli uomini vanno in rovina”. Tony Judt, di origini ebraiche, inglese di nascita, americano di adozione, è stato un influente storico e politologo di orientameno socialdemocratico, morto di SLA nell’ agosto del 2010.
Guasto appare il mondo a Judt, e naturalmente a tanti altri, a conclusione della trentennale stagione neo- liberista avviata alla fine degli anni Settanta e sfociata nella crisi globale del 2008, nella quale tuttora ci troviamo impigliati.

” In America, in Gran Bretagna e in una manciata di altri paesi, le fortune private non nascono più dalla produzione di beni e servizi ma dalle transazioni finanziarie, con effetti distorsivi sul valore che attribuiamo ai diversi tipi di attività economica. I ricchi , come i poveri, ci sono sempre stati. Ma rispetto al resto della popolazione oggi sono più ricchi e più numerosi di qualsiasi altra epoca di cui si abbia memoria. Il privilegio privato è facile da capire e da descrivere. Più complicato è spiegare l’ enormità dello squallore pubblico in cui siamo precipitati” ( p.10 ). Continua a leggere: Guasto è il mondo di Tony Yudt

Dialoghi sul lavoro

3 novembre 2014